domenica 30 novembre 2008

Il pentapartito, il benessere e il progresso




Oggi scrive sul blog Marco Galice. la sua è un'accurata e personale analisi storica su alcuni aspetti del nostro paese



Il Presidente Berlusconi, si sa, è persona di travolgente e irrefrenabile ironia. E così qualche giorno fa, dal palco di un comizio elettorale in Abruzzo, ha voluto far sfoggio nuovamente della sua proverbiale capacità comica: “Nel 1994 la magistratura iniziò un'azione rivolta verso i cinque partiti democratici che, pur con molti errori, erano riusciti a garantire per 50 anni benessere e progresso".
Una battuta di quelle che fanno davvero sbellicare dalla risate, forse più del cucù alla Merkel. Ma su cui, casomai avesse invece pronunciato queste parole seriamente, vale la pena spendere qualche riflessione.
La prima riguarda l’errore e la confusione storica madornale di Berlusconi quando riconduce il benessere e il progresso garantiti all’Italia per 50 anni ai “cinque partiti democratici”, meglio noti come “pentapartito”, anziché, come invece è accaduto, al sistema istituzionale italiano fondato sulla Repubblica e la Democrazia. Sono queste infatti che hanno garantito benessere e progresso e non il contrario. Perché proprio da un sistema politico che ha visto chiaramente protagonisti, responsabili o comunque conniventi molti uomini di quei “cinque partiti democratici” si sono generati tanti di quei mali hanno messo fortemente in discussione questo “benessere” e questo “progresso”.
Non è un’eresia, infatti, ipotizzare ad esempio che le tante stragi di Stato (Italicus, piazza Fontana, piazza della Loggia, stazione di Bologna ecc) siano state successivamente coperte o insabbiate da uomini molto vicini se non organici ai “cinque partiti democratici”, così come non è un’eresia ipotizzare che dietro all’organizzazione clandestina Gladio, voluta per contrastare l’espansione anche democratica del comunismo in Italia, si celassero sempre uomini dei “cinque partiti democratici”. E’ invece un fatto accertato che alla loggia massonica P2, che teorizzava una evidente sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale, hanno aderito fior di politici dei “cinque partiti democratici”, oltre che, ma guarda un po’, lo stesso Silvio Berlusconi.
E’ un fatto accertato che la criminalità organizzata, e in particolare la mafia, ha avuto stretti legami di connivenza con numerosi esponenti dei “cinque partiti democratici”, come dimostrano in particolare le vicende dei vari Salvo Lima e Vito Ciancimino. La magistratura ha anche accertato che lo stesso Giulio Andreotti, pluri-presidente del Consiglio italiano, prima degli anni 80 ha avuto collusioni con la mafia siciliana ma, come noto, l’attuale senatore a vita non è stato condannato poiché il reato è caduto in prescrizione.
E’ un fatto ancora più accertato che, soprattutto negli anni ’80, i “cinque partiti democratici” hanno introdotto in Italia, a tutti i livelli istituzionali, una pratica politica basata sull’illegalità e la corruzione, attraverso l’ormai famigerato uso delle tangenti accertato dalla magistratura, in primis dal Pool di Mani pulite, attraverso sentenze ormai definitive. E’ un fatto ormai accertato che proprio questa corruzione e un sistema politico incontrollato hanno generato negli anni ’80 quel pauroso deficit dello Stato che ancora oggi ci portiamo dietro e che ha avuto per responsabili principali Governi e Ministri dei “cinque partiti democratici” a cui aderivano, direttamente o indirettamente, la stragrande maggioranza degli attuali deputati e dirigenti di Forza Italia e una consistente parte di quelli di Alleanza nazionale. Lo stesso Berlusconi, forse per pudore, difficilmente per riservatezza, non ha mai voluto dichiarare per quali partiti abbia votato fino a prima della sua discesa in politica nel 1994; è arduo pensare tuttavia che abbia votato per il Partito comunista. Le leggi del Governo Craxi a favore delle sue emittenti televisive sono in ogni caso fatti più che noti.
Tre, a mio avviso, le considerazioni finali. Guai a omologare gli “errori”, come riconosciuto dallo stesso Berlusconi, di vari esponenti dei “cinque partiti democratici” con l’onestà, la passione e l’impegno profusi per il bene del Paese da dirigenti ed attivisti di quegli stessi partiti. Guai a considerare i “cinque partiti democratici” esenti da pesanti responsabilità su tutti quei fatti che hanno messo seriamente in discussione “il benessere e il progresso” dell’Italia. Guai a ritenere che chi ha voluto contrastare quelle storture, quella corruzione, quella degenerazione antitetiche alla Democrazia sorte all’interno di quei “cinque partiti democratici” non abbia reso un servizio al Paese e non abbia contribuito fortemente al suo “benessere” e al suo “progresso”. Perché in caso contrario il parallelo storico con tutte le peggiori forme di dittatura consumatesi nel mondo, in cui la magistratura è stata ritenuta un organo destabilizzante da imbavagliare, sarebbe assolutamente innegabile.

Marco Galice

1 commento:

Anonimo ha detto...

Vorrei commentare brevemente l’articolo. La mia opinione su quello che Tangentopoli è stata diverge sia da quella dell’autore sia da quella del Presidente del Consiglio.Da un lato è pura follia addossare, come ha fatto Berlusconi, la colpa della fine della Prima Repubblica alla sola Magistratura dall’altro non può nascondersi che quegli anni sono stati una vera e propria Rivoluzione e che come tutte le Rivoluzioni hanno avuto aspetti felici e infelici. Nell’ 89 crolla il Muro di Berlino e l’equilibrio politico italiano (con i comunisti all’opposizione) non aveva più ragione di esistere. Non è un caso che Andreotti abbia detto “ se Craxi non avesse avvertito Gheddafi probabilmente Tangentopoli non ci sarebbe stata”. Gli equilibri internazionali erano mutati e con essi vennero meno le protezioni che pure vi erano state. Altrimenti mi si spieghi perché solo nel 92’ si parlò di finanziamenti illeciti ai partiti se questi vi erano sempre stati, sin dalla nascita della Prima Repubblica. Con ciò non voglio dire che questa pratica fosse moralmente giusta né che accanto ai finanziamenti ai partiti non vi fossero anche “finanziamenti personali”. Il punto è che la verità storica è completamente diversa da quella del magistrato buono che ha sculacciato i cattivi divenendo Salvatore della Patria. La verità è che quell’assetto politico non aveva più le armi per rigenerarsi da sé, per auto-salvarsi ma era necessaria una inversione di tendenza.
E questa èstata una Rivoluzione che non ha trattato tutti nello stesso modo (per molti vi è stata la prescrizione per altri i tre gradi di giudizio sono stati un fulmine) e ha avuto aspetti al limite della dignità umana. La carcerazione preventiva è stata usata come strumento ordinario ( in contrasto con un principio di civiltà “nemo tenetur se detegere”) e molti suicidi si spiegano considerando la persecuzione mediatica di quegli anni (tra i molti altri Moroni, Cagliari, Gardini…).
Credo che qualcosa della Prima Repubblica debba essere recuperato: il ruolo dei partiti. Questi formavano al loro interno. Erano partiti organizzati territorialmente e che rifiutavano la logica del “partito leggero” oggi tanto amata a destra e a sinistra. Erano partiti che preferivano la discussione in sezione rispetto allo slogan mediatico. Ecco sarei felice se oggi i nostri partiti facessero un bano di umiltà e recuperassero qualcosa di allora!
Furio.