
Oggi scrive sul blog Marco Galice. la sua è un'accurata e personale analisi storica su alcuni aspetti del nostro paese
Il Presidente Berlusconi, si sa, è persona di travolgente e irrefrenabile ironia. E così qualche giorno fa, dal palco di un comizio elettorale in Abruzzo, ha voluto far sfoggio nuovamente della sua proverbiale capacità comica: “Nel 1994 la magistratura iniziò un'azione rivolta verso i cinque partiti democratici che, pur con molti errori, erano riusciti a garantire per 50 anni benessere e progresso".
Una battuta di quelle che fanno davvero sbellicare dalla risate, forse più del cucù alla Merkel. Ma su cui, casomai avesse invece pronunciato queste parole seriamente, vale la pena spendere qualche riflessione.
La prima riguarda l’errore e la confusione storica madornale di Berlusconi quando riconduce il benessere e il progresso garantiti all’Italia per 50 anni ai “cinque partiti democratici”, meglio noti come “pentapartito”, anziché, come invece è accaduto, al sistema istituzionale italiano fondato sulla Repubblica e la Democrazia. Sono queste infatti che hanno garantito benessere e progresso e non il contrario. Perché proprio da un sistema politico che ha visto chiaramente protagonisti, responsabili o comunque conniventi molti uomini di quei “cinque partiti democratici” si sono generati tanti di quei mali hanno messo fortemente in discussione questo “benessere” e questo “progresso”.
Non è un’eresia, infatti, ipotizzare ad esempio che le tante stragi di Stato (Italicus, piazza Fontana, piazza della Loggia, stazione di Bologna ecc) siano state successivamente coperte o insabbiate da uomini molto vicini se non organici ai “cinque partiti democratici”, così come non è un’eresia ipotizzare che dietro all’organizzazione clandestina Gladio, voluta per contrastare l’espansione anche democratica del comunismo in Italia, si celassero sempre uomini dei “cinque partiti democratici”. E’ invece un fatto accertato che alla loggia massonica P2, che teorizzava una evidente sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale, hanno aderito fior di politici dei “cinque partiti democratici”, oltre che, ma guarda un po’, lo stesso Silvio Berlusconi.
E’ un fatto accertato che la criminalità organizzata, e in particolare la mafia, ha avuto stretti legami di connivenza con numerosi esponenti dei “cinque partiti democratici”, come dimostrano in particolare le vicende dei vari Salvo Lima e Vito Ciancimino. La magistratura ha anche accertato che lo stesso Giulio Andreotti, pluri-presidente del Consiglio italiano, prima degli anni 80 ha avuto collusioni con la mafia siciliana ma, come noto, l’attuale senatore a vita non è stato condannato poiché il reato è caduto in prescrizione.
E’ un fatto ancora più accertato che, soprattutto negli anni ’80, i “cinque partiti democratici” hanno introdotto in Italia, a tutti i livelli istituzionali, una pratica politica basata sull’illegalità e la corruzione, attraverso l’ormai famigerato uso delle tangenti accertato dalla magistratura, in primis dal Pool di Mani pulite, attraverso sentenze ormai definitive. E’ un fatto ormai accertato che proprio questa corruzione e un sistema politico incontrollato hanno generato negli anni ’80 quel pauroso deficit dello Stato che ancora oggi ci portiamo dietro e che ha avuto per responsabili principali Governi e Ministri dei “cinque partiti democratici” a cui aderivano, direttamente o indirettamente, la stragrande maggioranza degli attuali deputati e dirigenti di Forza Italia e una consistente parte di quelli di Alleanza nazionale. Lo stesso Berlusconi, forse per pudore, difficilmente per riservatezza, non ha mai voluto dichiarare per quali partiti abbia votato fino a prima della sua discesa in politica nel 1994; è arduo pensare tuttavia che abbia votato per il Partito comunista. Le leggi del Governo Craxi a favore delle sue emittenti televisive sono in ogni caso fatti più che noti.
Tre, a mio avviso, le considerazioni finali. Guai a omologare gli “errori”, come riconosciuto dallo stesso Berlusconi, di vari esponenti dei “cinque partiti democratici” con l’onestà, la passione e l’impegno profusi per il bene del Paese da dirigenti ed attivisti di quegli stessi partiti. Guai a considerare i “cinque partiti democratici” esenti da pesanti responsabilità su tutti quei fatti che hanno messo seriamente in discussione “il benessere e il progresso” dell’Italia. Guai a ritenere che chi ha voluto contrastare quelle storture, quella corruzione, quella degenerazione antitetiche alla Democrazia sorte all’interno di quei “cinque partiti democratici” non abbia reso un servizio al Paese e non abbia contribuito fortemente al suo “benessere” e al suo “progresso”. Perché in caso contrario il parallelo storico con tutte le peggiori forme di dittatura consumatesi nel mondo, in cui la magistratura è stata ritenuta un organo destabilizzante da imbavagliare, sarebbe assolutamente innegabile.
Marco Galice