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mercoledì 25 maggio 2011
Qualcosa di sinistra? Bastano le palle, grazie
Ho appena sentito su Omnibus il leghista Garavaglia fare un affermazione affascinante: sostiene che con la vittoria dei vendoliani diminuirebbero gli investitori stranieri e in poco tempo arriveremo alla situazione della Grecia perchè sono una forza politica che "rema contro". Potremmo farci una risata su questa frase ma io, invece, mi faccio una domanda. In studio c'era Gentiloni del Pd. Perchè non è intervenuto? Bastava un po' di eleganza, una frase detta con il sorriso. Si poteva far notare che le due tragedie prospettate rischiano di realizzarsi perché pensiamo a fare leggi per il capo invece che le riforme, perchè questo governo ha governato male e perchè un ministro della repubblica comunica con il governatore della regione Lombardia con le pernacchie. Perchè non ha detto nulla? Nessuno dice che sia necessario scendere a quell'infimo livello politico, intellettuale ed umano ma almeno le palle per denigrare un idiota. Diamine. Il problema dei continui schiaffoni presi dai leader della sinistra si risolverebbe con un po' di personalità e di carisma. Sentiamo clamorosamente la mancanza di queste caratteristiche. Con questa destra allo sfascio garantirebbero una vittoria facile in ogni elezione. Soprattutto però è necessario tenere sempre gli occhi aperti sugli insuccessi e sulle mancanze del pdl e del governo ma manca l'autorevolezza per sostenere una politica forte ed alternativa al berlusconismo. Per questo dobbiamo fare un plauso a Pisapia che si sta muovendo in questa giungla di oscene malignità con leggerezza e classe. Gentiloni dovrebbe prendere spunto. Se vuole gli passiamo noi gli appunti.
Vincenzo D'Onofrio
lunedì 13 settembre 2010
Ultime notizie da un paese sconclusionato

Sono molti i punti di interesse dell'attuale situazione politica: la situazione di fini ancora poco chiara in seno al Pdl, i dubbi a sinistra su chi dovrà essere il leader alle prossime elezioni, la mirabolante politica estera del premier.
1) Ma Fini, è uscito o no dal Pdl? Un sonoro e corposo "Boh" è l'unica risposta intelligente a questa domanda. La crisi sembrava irreparabile con le rispettive accuse di slealtà, la scoperta dell'acqua calda dei finiani quando parlano di leggi ad personam, la liberazione dei cani da guardia del premier (leggi: il giornale e libero) e tante altre scaramucce vere o presunte. La sensazione però è quella che tutto sia recuperabile. Il potere Berlusconiano che va ben oltre il semplice dominio politico è troppo affascinante per i mestieranti politici di destra che difficilmente vedono alternative tanto sicure e potenzialmente longeve.
Per quanto riguarda Fini c'é da dire che sta acquistando molto consenso. A destra è la speranza dei moderati stanchi della volgare deriva del Berlusconismo più becero. A sinistra non sono poche le simpatie per chi sta facendo (chissà quanto in maniera disinteressata) opposizione al "Cesare" di turno. La sensazione è quella che Fini sia capace di "morire" comunista se servisse alla sua ascesa. La memoria storica italiana, è risaputo, è molto corta. Gianfranco può approfittare di questo e dimenticare, con buona pace della coerenza, le idee di un tempo e le simpatie fasciste così presto dimenticate. Certo, in un paese che contempla l'esistenza di Capezzone queste sono quisquilie.
2) La sinistra è sempre più simile ad un puzzle. Tanti pezzi, alcuni ormai introvabili (leggi: comunisti). Altri che si incastrano bene tra loro e che permettono di vedere ora una porta, ora una finestra, ora un albero nel nostro sconclusionato puzzle. In rampa di lancio ci sono i più movimentati: l'idv e i grillini. Questi movimenti però conterebbero meno che zero senza i rispettivi "capi": Di Pietro e Grillo. Dietro ai disordini avvenuti ultimamente alla festa del Pd contro schifani sembrano esserci loro. Se non materialmente sicuramente con il loro appoggio, nemmeno troppo velato, assumano un ruolo di mandanti. In questo post vogliamo commentare le parole di Grillo: "La gente è stanca". Magari, diciamo noi. La realtà, purtroppo, non è questa. La gente è ancora saldamente nelle mani del Premier tramite le sue campagne mediatiche. Se si votasse ora, con Fini ancora al soldo del biscione, sarebbe nuovamente una sonora sconfitta per chi si oppone a Berlusconi. Non c'è niente da fare. Per assurdo, questi metodi non democratici dimostrati da parte della sinistra rischiano di fare il gioco della destra. Che sia stato un'incredibile autogol invitare schifani è chiaro ma fare queste dimostrazioni convincono di più i moderati di destra (quelli, per intenderci, più disponibili a non votare più Berlusconi) a rimanere dove sono. Grillo e Di Pietro muovono voti tra chi già è lontano dal premier. Se si vuole protestare contro il presidente del Senato avrebbe più senso fare un porta a porta per spiegare alla gente il senso della protesta: chi è schifani? Perchè non bisognerebbe votarlo? Invece no. Ricordiamo inoltre che anche se è un individuo di dubbia provenienza politica e sociale è comunque la seconda carica della nostra repubblica. Chi vi scrive nutre sempre la speranza di un cambiamento per questa nazione ma se non conquisteremo uno spirito democratico, dopo Berlusconi, ci sarà un altro come lui e gli italiani, impecoroniti, lo seguiranno (leggere a tal proposito un drammatico e tragico articolo di Veneziani sul giornale intitolato "Re Silvio"... da brividi)
3) Terzo punto: i doni di Dio. Sì signori. Il premier ha parlato di doni di Dio. Quale mai può essere simbolo dell'amore di Dio per noi se non il presidente del governo russo (ex presidente della repubblica) Putin? E certo: i 100 giornalisti russi uccisi da quando è al potere ringraziano sentitamente nostro signore per le pallottole e le torture. Inoltre, come dimenticare l'amicizia con il caro colonnello Gheddafi che ci ha "amichevolmente" minacciati: se non dovessimo dargli 5 miliardi di euro nei prossimi anni l'Europa diventerà nera. Che caro amico. Incredibile la capacità di trovare cattive compagnie del premier. Affinità intellettuale? Probabilmente. Di certo, a differenza di quello che dicono i giornali del padrone, non è una cosa di cui andare fieri. Penso che finito il Berlusconismo finiranno anche queste amicizie scomode. Alla faccia di pseudo vantaggi economici. Il denaro sporco di sangue è una vergogna. E dopo tutto, fino ad adesso, tutti sti soldi non si sono neanche visti.
4) concedetemi un altro punto. Una nota di colore, diciamo. Voglio condividere con voi la battuta (spero d'umorismo) di Capezzone su Fini: "Ha tradito i suoi elettori". Eccezionale, un comico nato. Voglio condividere anche un dubbio. Come avrà preso la Santanchè le parole di Gheddafi? L'Islam religione d'Europa. Wow. Avrà prevalso il suo essere razzista e quindi ha rifiutato con sdegno questa proposta o il suo essere schiava e quindi ha sorriso maliziosa all'amico del padrone? Ai posteri l'ardua sentenza.
Vincenzo D'Onofrio
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Vincenzo D'Onofrio
venerdì 7 maggio 2010
D'Alema l'indifendibile

Articolo di Marco Galice su Massimo D'Alema
"Il Pdl senza L” è la pungente etichetta con cui Beppe Grillo ama definire il Partito Democratico. Il perché di questa definizione che fa sovente irretire molti militanti del Pd credo trovi magistralmente risposta nella furibonda contesa che ha visto protagonista martedì sera a Ballarò Massimo D’Alema con il Vice Direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Persona a mio avviso irritante per la sua perenne ed adulante difesa di Berlusconi ed il suo inconsistente giornalismo, ma che martedì sera ha avuto il merito di far esplodere nel vero senso della parola una di quelle plateali contraddizioni nella sinistra “democratica” italiana che tanti consensi ha fatto e continua a far perdere tra gli elettori. Perché quella di D’Alema è stata davvero una figura meschina. Non solo per la veemente offesa gridata in diretta a Sallusti, un “vada a farsi fottere” degno del più vigoroso e smagliante La Russa, ma perché nel merito della diatriba scatenatasi l’ex Presidente del Consiglio ha preteso di arrogarsi una imbarazzante ragione che ragione non può essere.
Messo spalle al muro da Sallusti circa il suo bell’appartamento ottenuto in locazione ad equo canone da un ente pubblico a metà anni 90’, si è difeso nel tipico stile berlusconiano e pidiellino gridando ai quattro venti che non c’era niente di illegale in quell’affitto ad equo canone con cui si garantiva una comoda e spaziosa casa. Più o meno, guarda caso, la stessa difesa ululata pochi minuti prima dai vari esponenti del centrodestra ospiti in studio per difendere il dimissionario Scajola; e la stessa identica giustificazione urlata dallo stesso Ministro per motivare quella casa con vista Colosseo acquistata sottocosto.
Non c’è alcun reato, infatti. C’è una questione morale, tuttavia, grande come un macigno, nel momento in cui Scajola, anche appurato che la sua casa non sia stata acquistata in nero, ha visto agevolato l’acquisto della sua abitazione in virtù della sua potente carica politica e dei suoi rapporti con alcuni palazzinari; e c’è una questione morale nel momento in cui D’Alema, con il lauto stipendio da parlamentare, ha utilizzato ad equo canone un appartamento assegnatogli da enti pubblici mentre giovani lavoratori o disoccupati facevano la fame per pagarsi l’affitto o il mutuo della loro molto più modesta casa.
Questo è il punto. La moralità che tanti, troppi politici invocano e pretendono ma che scivola letteralmente sotto le scarpe quando si tratta di doverla sposare in prima persona. E’ morale, vorrei chiedere a D’Alema, con lo stipendio da deputato ed il reddito a cinque zeri che dichiara, aver usufruito di un appartamento dato in locazione da un ente pubblico a un prezzo stracciato mentre allora come oggi milioni di italiani, anche suoi elettori, arrancano per arrivare a fine mese? E’ stato un comportamento esemplare e coerente ai principi per i quali la sinistra, o quello che ne è rimasto, ad ogni elezione chiede consenso e fiducia a chi vive tra indescrivibili difficoltà lavorative, abitative, sanitarie, sociali?
Nel corso della trasmissione il Sindaco di Firenze Renzi è stato sublime quando ha messo a tacere Lupi che si ostinava a strombazzare giustificazioni per Scajola.
Marco Galice
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lunedì 25 gennaio 2010
Cronache di una simpatica nazione sottosopra

Analisi degli ultimi avvenimenti politici italiani
La situazione politica di questi mesi sta vivendo una fase di bonaccia. Esclusi incidenti con souvenir vari e conseguenti punti recuperati nei sondaggi nulla sta movimentando la vita politica del paese. Il governo ha perso la voglia di snocciolare dati incoraggianti da sbandierare nei vari TG. Neanche i dati dell'inflazione possono essere letti con l'ottica iper-ottimistica del premier in quanto più che un successo economico è lo specchio di una triste e desolante rinuncia al consumo della società. Inoltre gli ultimi dati sulla disoccupazione non possono essere spacciati per un dato positivo e di conseguenza hanno invitato il premier ad eliminare la voce dalla lista "le mirabolanti imprese del governo". In attesa di risolvere l'enigma che attanaglia il paese: la crisi, c'è o non c'è? Ci ritroviamo ad affrontare i quotidiani problemi dovuti ad un mal governo ormai cronico. L'ottimismo raccomandato a trentadue (forse di più?)denti del premier in nome di una crisi passata o addirittura inesistente svanisce con la promessa abiurata di una riduzione delle tasse a causa di una persistente... crisi. Sì, vi capisco. A seguire questa avvincente vicenda viene un gran mal di testa. Ma i dolori sono altri e sono anche tanti. Il governo deve ringraziare l'assidua e fedele opera dei direttori delle testate giornalistiche-televisive che difendono, agli occhi del popolo teledipendente, l'operato apatico dell'esecutivo. In questo momento nemmeno un'estemporanea e brillante dichiarazione di Brunetta su chissà quale fantasmagorico risultato del suo leggendario operato potrebbe aiutare la maggioranza. Nemmeno una gioiosa promessa del premier provocherebbe palpiti di cuori, al massimo un'attenta visione dei cronometri alla ricerca del nuovo record mondiale nelle smentite con il marchio di fabbrica "sono stato frainteso", "non ho mai detto una cosa del genere" "comunista!" (cosi, gratis. Tanto per gradire). Visto, quindi, questo momento di debolezza potrebbe essere il momento di un serio attacco politico al governo. Forse è il caso di mettere in guardia la popolazione sulla deriva politica della destra. Sarebbe forse il momento di proporre al paese un'opposizione con un'idea seria di governo per risollevare le sorti di questo paese sfortunato....pensandoci no, non è il caso. Almeno cosi sembra guardando quei simpatici zuzzurelloni del PD. Sembra che facciano tutt'altro. Forse la loro intenzione è quella di restare sempre lì, a non contare niente (avrei usato la parola opposizione ma ho avuto paura di turbare la sensibilità dei lettori mettendola subito dopo la sigla PD). Forse neanche sanno che per governare un paese ci vogliono idee, progetti di governo o almeno bisogna far finta di avere tutto ciò (un po' come i loro rivali) ma neanche quello, non fanno nemmeno quello. Ciò che è sicuro è che non sanno che il loro operato dovrebbe (dovrebbe!) essere diretto a migliorare le condizioni del popolo e il loro fine ultimo dovrebbe essere quello di servire la nazione. Invece sono troppo occupati a giocare, come fosse un gioco da tavolo,sulle poltrone e sulle candidature. La faccenda delle elezioni in Puglia ne è l'emblema. Ad un governatore che ha governato bene e che è sempre stato vicino ai suoi concittadini (l'incredibile successo ottenuto alle primarie ne è la conferma) hanno contrapposto un uomo che ha il pregio (spero per lui non l'unico) di piacere all'Udc. Questo tipo di mentalità allontana questo partito ( o masnada di saltimbanchi della politica) dalla gente che ormai non ha fiducia nei mezzi del Pd. Che dire? Aspettiamo l'illuminazione dei dirigenti di questo partito? Aspettiamo un passo indietro da chi ormai non ha nulla da offrire e si è giocato ogni credibilità politica? Be aspettiamo, ma intanto mettetevi comodi che c'è tempo.
Vincenzo D'Onofrio
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domenica 21 dicembre 2008
QUANDO L’OPINIONE SUPERA IL FATTO

Nuova riflessione di Marco Piccoli sulla politica italiana
E’ un fenomeno agevolmente riscontrabile ad ogni livello.
Credendo (da persona, come si dice, “di sinistra”, e dovendo in quanto tale, in questa sede, tributare per il mio allineamento il rispetto all’ordine di interventi deciso da chi di dovere) che la “politica”, in un’accezione generica, venga fatta, per l’appunto, ad ogni livello, il fenomeno in questione assume allo stesso tempo il connotato di sintomo e di sindrome.
Il fenomeno di cui sto parlando lo si potrebbe definire “formalismo cognitivo”: un pericoloso meccanismo per il quale la percezione delle cose finisce per sostituirsi allo statuto ontologico delle stesse. Nell’immaginario comune da sempre la politica è lo scenario perfetto per la proliferazione delle menzogne e della demagogia.
A mio modo di vedere oggi è riscontrabile qualcosa di leggermente diverso.
Le convenzioni linguistiche, che non costituiscono solo un’imprescindibile strumento di comunicazione, ma anche e soprattutto un espediente interpretativo, oggi paiono trascinate in una spirale di manipolazione autoreferenziale.
Si badi: non parlo di “mistificazioni” delle realtà; l’era delle bugie a scopi elettorali ha fatto il suo corso, vittoriosa. Ciò che mi preme di denunciare è piuttosto una prassi per la quale le singole interpretazioni dei fatti obliterano il fatto stesso, rendendolo qualcosa di più complesso di un semplice accadimento, e precisamente una tessera ad uso e consumo del mosaico di chi riesce ad accaparrarsela con maggiore velocità.
Di pari passo con la tendenza, di cui si è largamente discorso in “Principi di laicità scientifica” (vedi sotto), ad inserire forzosamente ogni opinione nel novero di quelle “sintomatiche”di una mentalità generale ed aprioristica (o ideologica), che va sempre sotto il nome di qualche “-ismo”, questa prassi linguistica ha sfregiato una sana idea di dialogo, facendo sfociare quella che in tempi antichi era detta retorica (rethorike teknè = arte del discorrere) in eristica (arte del battagliare a parole).
Si può attingere alla sconfinata riserva di esempi che i media ci offrono in ogni momento. Ultimamente nel Partito Democratico è scoppiata la “questione morale”: notate come la connotazione usata ottemperi magnificamente allo scopo prefissole; la “questione” come elemento genetico che dapprima sopito esplode con la sua aggressività rendendo necessarie delle contromisure. A nulla valgono nello specifico delle considerazioni così fredde e asettiche come quelle di una quasi - scienza detta “statistica”: in virtù della quale un partito con circa 700.000 tesserati ed innumerevoli amministratori sparsi lungo la spina dorsale della macchina burocratica tende per forza di cose a lasciarsi sfuggire più di un partito piccolo eventuali “mele marce”.
Certo parlare di una “questione” paga il dazio al sensazionalismo tutto italiano. E’ un’altra libbra di carne offerta ad un elettorato famelico e volubile.
Ma tant’è. Nel momento in cui una dicitura od un’espressione fanno breccia nei talk-show o nelle nostre conversazioni private ecco reso vano ogni tentativo di una riconsiderazione dei fatti stessi, tale è l’aggressività e la natura deontologica di tali espressioni. Come predicato spesso, ritengo che un miglioramento della qualità della nostra politica (non solo della classe dirigente, ma del nostro stesso, quotidiano, modo di misurarci con gli avvenimenti istituzionali, col mutare delle regole e delle consuetudini) passi necessariamente per una riconsiderazioni del linguaggio e delle categorie logiche utilizzate.
Senza una maturazione in questo senso, quel cieco scontro ideologico che ornava lo sfondo degli anni di piombo e della guerra fredda potrebbe ripresentarsi in altre, imprevedibili vesti.
lunedì 8 dicembre 2008
Malaffare

Oggi ci scrive Valerio Pagnotta. L'argomento è il "malaffare" e la richiesta di Veltroni ai segretari regionali del Pd di evitarlo
Veltroni ha detto ai segretari regionali del Pd di far sì che il partito cerchi sempre di stare lontano dal malaffare. Concordo al massimo, ma ritengo che vi siano due tipi di malaffare: uno più evidente, cioè quello che si manifesta sottoforma di criminalità organizzata, l'altro un pò più invisibile che consiste nella logica vera e propria del malaffare che si inserisce nel tessuto sociale, convinto che quel modo di passare porti solo a risultati positivi. E molto spesso questo tipo di logica in politica va avanti quando al posto di confrontarsi liberamente con le persone, si preferisce il metodo clientelare evitando di sprecare tempo e delegando ad "altri" la raccolta dei voti, portandosi in questo modo a contatto con il primo tipo di malaffare. Ebbene ciò che si è detto sopra non è altro che uno dei due modi per ottenere consensi, ossia il clientelismo politico, che si contrappone invece a un metodo più diretto e senza intermediari, che sarebbe il radicamento territoriale, predicato talmente da tanti che gli stessi non lo applicano.
Tutti e due questi modi di fare politica sono confluiti nel Pd, poichè facenti parte della tradizione politica dei due partiti che lo compongono.
Si parla di Questione Morale? la si vorrebbe riesumare? ahi quanto aspro, forte e attuale rimane questo termine di matrice berlingueriana, così tanto che si è dileguato come il radicamento territoriale, e così via via quella tradizione del far politica scomparirà nello scenario italiano, lasciando spazio a qualunquisti, incompetenti e ignoranti che non hanno spina dorsale, litigandosi per la spartizione di poltrone.
Per concludere: non si può pensare di ricambiare la classe dirigente dalla società civile se questa non si forma in un Partito che dovrebbe stabilire i criteri di selezione non in base ad amicizie, bensì a meriti acquisiti in campo politico e sociale e dando una prospettiva di visione della società migliore di quella che abbiamo oggi, bigotta e conservatrice.
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