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venerdì 7 maggio 2010

D'Alema l'indifendibile




Articolo di Marco Galice su Massimo D'Alema



"Il Pdl senza L” è la pungente etichetta con cui Beppe Grillo ama definire il Partito Democratico. Il perché di questa definizione che fa sovente irretire molti militanti del Pd credo trovi magistralmente risposta nella furibonda contesa che ha visto protagonista martedì sera a Ballarò Massimo D’Alema con il Vice Direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Persona a mio avviso irritante per la sua perenne ed adulante difesa di Berlusconi ed il suo inconsistente giornalismo, ma che martedì sera ha avuto il merito di far esplodere nel vero senso della parola una di quelle plateali contraddizioni nella sinistra “democratica” italiana che tanti consensi ha fatto e continua a far perdere tra gli elettori. Perché quella di D’Alema è stata davvero una figura meschina. Non solo per la veemente offesa gridata in diretta a Sallusti, un “vada a farsi fottere” degno del più vigoroso e smagliante La Russa, ma perché nel merito della diatriba scatenatasi l’ex Presidente del Consiglio ha preteso di arrogarsi una imbarazzante ragione che ragione non può essere.
Messo spalle al muro da Sallusti circa il suo bell’appartamento ottenuto in locazione ad equo canone da un ente pubblico a metà anni 90’, si è difeso nel tipico stile berlusconiano e pidiellino gridando ai quattro venti che non c’era niente di illegale in quell’affitto ad equo canone con cui si garantiva una comoda e spaziosa casa. Più o meno, guarda caso, la stessa difesa ululata pochi minuti prima dai vari esponenti del centrodestra ospiti in studio per difendere il dimissionario Scajola; e la stessa identica giustificazione urlata dallo stesso Ministro per motivare quella casa con vista Colosseo acquistata sottocosto. ha ripetutamente affermato in questi giorni Scajola. gli ha fatto eco D’Alema a Ballarò.
Non c’è alcun reato, infatti. C’è una questione morale, tuttavia, grande come un macigno, nel momento in cui Scajola, anche appurato che la sua casa non sia stata acquistata in nero, ha visto agevolato l’acquisto della sua abitazione in virtù della sua potente carica politica e dei suoi rapporti con alcuni palazzinari; e c’è una questione morale nel momento in cui D’Alema, con il lauto stipendio da parlamentare, ha utilizzato ad equo canone un appartamento assegnatogli da enti pubblici mentre giovani lavoratori o disoccupati facevano la fame per pagarsi l’affitto o il mutuo della loro molto più modesta casa.
Questo è il punto. La moralità che tanti, troppi politici invocano e pretendono ma che scivola letteralmente sotto le scarpe quando si tratta di doverla sposare in prima persona. E’ morale, vorrei chiedere a D’Alema, con lo stipendio da deputato ed il reddito a cinque zeri che dichiara, aver usufruito di un appartamento dato in locazione da un ente pubblico a un prezzo stracciato mentre allora come oggi milioni di italiani, anche suoi elettori, arrancano per arrivare a fine mese? E’ stato un comportamento esemplare e coerente ai principi per i quali la sinistra, o quello che ne è rimasto, ad ogni elezione chiede consenso e fiducia a chi vive tra indescrivibili difficoltà lavorative, abitative, sanitarie, sociali?
Nel corso della trasmissione il Sindaco di Firenze Renzi è stato sublime quando ha messo a tacere Lupi che si ostinava a strombazzare giustificazioni per Scajola. gli ha seraficamente detto. Parole sante, che andavano però rivolte anche a D’Alema, sedutogli proprio accanto. Perché anche lui <è indifendibile>. Ma a quanto pare nessuno nel Partito Democratico se ne rende conto. Anzi, ancora lo si manda in televisione a rappresentare il popolo del centrosinistra. In che cosa lo rappresenti francamente mi sfugge. Non mi sfuggono invece, e purtroppo, i pezzi che la sinistra italiana continua a perdere grazie a politici come lui.

Marco Galice

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lunedì 15 dicembre 2008

Diritto di critica




Vincenzo D'Onofrio ci parla di diritto di critica. Questa nazione ne è provvista?



Viene da chiedersi se ha un senso la parola "critica" in Italia. Esiste un diritto di critica? Si può far notare il proprio dissenso? Dando uno sguardo alla politica no. Forse perchè l'opera "paradisiaca e sovrannaturale" del governo non comporta pareri contrari. Si sta operando bene e per questo bisogna aprire il cuore alla gioia, il portafogli per aumentare i consumi e sorridere a questa realtà cosi benevola. Se si fa notare che il portafogli è vuoto e che in questo periodo c'è poco da sorridere si è i soliti indegni comunisti. Personalmente ritengo che il criticare sia una caratteristica peculiare di una democrazia. Il confronto arricchisce la coscienza civile della nazione e fa si che il bene della res pubblica sia l'obiettivo da raggiungere insieme. Purtroppo l'Italia non è matura per questi discorsi. Lo scontro sociale, non solo in politica, è all'ordine del giorno. Non si parla con gli altri perchè sono i nemici, i cattivi, quelli che odiano. Da una parte e dall'altra si fanno lezioni morali all'avversario, si pretende di decidere le alleanze dell'altro, l'aggettivo più delicato per descrivere la parte opposta è indegno. Il governo ha avuto dagli italiani il compito di occuparsi della nazione per 5 anni. Sbaglierebbe però a non ascoltare le opinioni di una parte della popolazione che con il passare del tempo, e per determinati argomenti, potrebbe essere la maggioranza del paese. Inoltre i tempi non permettono lo scontro ad oltranza. Questo però non significa approfittare della situazione e realizzare riforme sbagliate nel modo o nei contenuti. Qui torna in ballo il diritto di critica. Le azioni del governo toccano tutti noi e la voce che vuole far notare l'errore che preso in tempo non è irreparabile deve essere ascoltata e tenuta in considerazione. Evitare lo scontro e diritto di critica sembrano due cose non compatibili, eppure lo sono. Almeno lo sono in paesi con forte senso civico. In paesi non come l'Italia

venerdì 7 novembre 2008

Opposizione e illusionismo


Vincenzo D'Onofrio nel suo articolo illustra gli effetti delle manifestazioni dei giorni passati


Stiamo assistendo ad un periodo di particolare fervore politico. Le manifestazioni si susseguono tra proteste per la Riforma Gelmini e quelle contro l'operato del governo. L'opposizione mai come in questi giorni sembra presente anche se deve molto "all'onda anomala" di studenti che si è ritrovata a cavalcare, probabilmente, nemmeno a pieno titolo e a quello che succede dall'altra parte dell'oceano. Quello che è chiaro è il dissenso di buona parte della società da alcuni provvedimenti di questo governo e il rischio per il medesimo di far entrare, nel pentolone mediatico, altri argomenti che riteneva al sicuro da critiche. Nei giorni passati la notizia che il chiacchieratissimo "salva manager, che aveva indignato l'opinione pubblica (incredibile!!!) e portato Tremonti a minacciare le sue dimissioni, è rientrato, tra il silenzio della maggioranza, in un altro decreto legge. Le contestazioni di questi giorni rischiano di far aprire gli occhi a troppa gente e il fastidio della maggioranza è palese: i fatti di piazza Navona e le accuse ai membri dei centri sociali, il premier che definisce "facinorosi" gli studenti che hanno manifestato e manifesteranno contro il decreto Gelmini (in realtà la protesta, tranne poche eccezioni, è stata pacifica e condivisa tra studenti di entrambe le fazioni), le accuse alla sinistra di "plagiare" milioni di persone grazie soprattutto alla stampa (!!!). Queste parole, per lo più inaccettabili, fino a poche settimane fa sarebbero risultate attendibili. Berlusconi che afferma di essere vittima di un complotto mediatico, in Italia, può essere creduto. In una trasmissione televisiva, in passato, affermò che la sinistra deteneva il potere sui giornali, sulle università, sulle scuole superiori(!) e sulle televisioni(!!!). Il problema è che una buona parte degli Italiani hanno creduto alle sue parole o sono capaci di crederci. Che sia questo il potere mediatico? Sconvolgere la realtà tanto da far credere al cittadino il contrario di ciò che succede? E come potrà difendersi questa nazione dai suoi guai se il suo popolo questi guai non li vede o li crede risolti? Ieri la terribile gaffe sull'abbronzatura di Barack Obama ha "colpito" i giornali di tutto il mondo, in Italia è stata l'ennessima battuta innocente del gioviale Silvio. Il dubbio resta e per questo le manifestazioni diventano un mezzo necessario per schiaffeggiare l'addormentata opinione pubblica nazionale. Un'opinione pubblica che sembra sempre di più il popolo di quella favola dove c'era un re nudo che sfilava per le strade convinto di essere coperto da un meraviglioso vestito e con lui tutto il popolo. Il problema è che in Italia se qualche bambino si azzarda a gridare: "Guardate, il re è nudo" rischia di essere deriso e di essere invitato a rivestirsi e a non girare in mutande