sabato 22 gennaio 2011
Quel condannato
Due giorni fa sono stato ad annozero tra il pubblico. Ci vado spesso. Le serate che adoro di più sono quelle dove si litiga parecchio. Perchè? Ma perchè c'è più azione, più risate tra di noi, più movimento. Quindi, per questi motivi, ho molto apprezzato la performance di Daniela Santanchè che ha incendiato la serata con le sue polemiche inutili, proteste ingiustificate e grida isteriche. Tra le tante idiozie ha detto una cosa che in molti stanno ripetendo in questi giorni. Berlusconi è sempre stato assolto. Davvero? Ma a me non pare proprio. Si potrebbe dire che questa convinzione è la conseguenza del malcostume "minzoliano" che identifica la prescrizione con l'assoluzione. Un errore giuridicamente gravissimo ma che i media e i politici amici del premier continuano a commettere. Le poche, vere, assoluzioni di Berlusconi sono state la conseguenza di leggi cambiate dai vari governi Berlusconi prima del pronunciamento dei giudici nei processi che riguardavano il premier, ad esempio il processo sul falso in bilancio. Inoltre come dimenticare il Lodo Mondadori dove fu accertato che ci fu corruzione dei giudici. L'avvocato del premier, Cesare Previti, fu condannato il suo capo prescritto ma nella causa civile c'è stata la condanna del Premier a versare una cifra record a De Benedetti. Il giudice autore di quella sentenza fu vittima di un servizio giornalistico scandaloso: la sua sanità mentale fu messa in discussione dal fatto che indossasse calzini azzurri (!!!). Insomma, qualche condanna c'è stata e le assoluzioni sono state poche. La domanda che mi farei è: perchè il premier è sempre al centro di qualche torbido caso giudiziario? Ai posteri la facile sentenza.
Vincenzo D'Onofrio
giovedì 13 maggio 2010
Le garanzie difensive non sono uguali per tutti

Nuovo articolo di Vincenzo D'Onofrio
Mi ha fatto molto riflettere l'affermazione dell'ormai ex ministro Scajola sulla procura di Perugia che vorrebbe interrogarlo: "Non ci sono le garanzie difensive". Ma cosa significa? Davvero, non riesco a trovare il senso a questa dichiarazione. Da buon rappresentante della casta, Scajola, si ritiene al di sopra delle normali regole democratiche a cui ogni persona dovrebbe sottostare. Cosa deve dire quindi il povero Stefano Gugliotta, malmenato ingiustamente dalle forze dell'ordine di Roma? Le sue garanzie difensive dove erano? L'onorevole Vito del Pdl per cercare di difendere le forze dell'ordine ha cacciato fuori il passato penale del ragazzo. Tentativo ridicolo visto che se dovessimo considerare il passato, ad esempio, di Scajola ci sarebbe da ridere e in più i dati che ha esposto sono falsi. Denunciato in passato, Gugliotta ha subito un processo per furto (presunto furto di un cellulare di un compagno di classe alle superiori) risultando poi innocente. Sottolineerei che lui almeno si è fatto processare a differenza di qualcuno che l'onorevole Vito conosce bene. Inoltre gli hanno tolto la patente qualche anno fa. Questo costituisce una prova contro di lui? Direi proprio di no. Detto questo, quindi, il sentire le dichiarazioni di Scajola fa venire il voltastomaco. Se leggiamo queste frasi alla luce dei vari provvedimenti che questo governo cerca di compiere o che ha già trasformato in legge, vedi ad esempio il legittimo impedimento e la legge sulle intercettazioni, si capisce come questa classe dirigente voglia ergersi sopra le persone comuni sorvolando le normali regole democratiche e civili. Questo perché sarà così più facile sfruttare la propria posizione di potere per delinquere. I casi di questi giorni ne sono la prova (vedi caso Anemone). Spetta ai cittadini capacitarsi del danno che questa classe dirigente, inoperosa e criminale, fa nei loro confronti per seguire i guadagni più abietti e sleali senza ritegno alcuno per la cosa comune e per il bene della nazione.
Vincenzo D'Onofrio
giovedì 29 gennaio 2009
"Ci vorrebbe un altro Hitle...r"

Marco Galice ci parla di una sua esperienza personale. L'argomento di questi giorni è quello della violenza degli stranieri. Un problema importante, ma la risposta che dà la gente qual è? Chi sostiene i metodi più radicali è a conoscenza delle conseguenze?
Sto correggendo i compiti di grammatica dei miei alunni mentre con il treno sono diretto a Roma. Davanti a me ho una distinta signora, truccata e ben vestita e fino al momento molto taciturna, e altri viaggiatori nei sedili vicini. Passa come spesso avviene una giovane nomade che lascia un foglietto di carta in cui dice di aver bisogno di soldi per dar da mangiare ai suoi tre figli malati. Penso sempre che si tratta di una bugia e il più delle volte non lascio niente, perché non sopporto gli inganni, soprattutto a spese dei bambini; ma in cuor mio penso anche che comunque la sua presenza e il suo gesto non mi infastidiscono, perché chiedere l'elemosia su un treno non è un reato, perché non sta rubando come spesso fanno molte sue coetanee e perché in fondo i principali problemi nella mia vita non me li hanno mai prodotti i rom ma semmai Berlusconi, la Moratti, i fautori della Legge Biagi e la Gelmini, che hanno precarizzato la mia esistenza e si godono la vita con i loro fior di stipendi milionari. Comunque. Quando la giovane nomade passa a ritirare i foglietti lasciati sui sedili chiedendo qualche moneta la signora seduta di fronte a me le dice testualmente: “Io nun te dò proprio niente, vedi d'annattene, anzi, ma perchè non ve ne tornate tutti al paese vostro invece de sta qui in Italia a fa solo danno?”. Io alzo un momento gli occhi dai compiti e la guardo, lei prosegue la sua invettiva: “Questi vengono qui e so boni solo a rubà, a violentà le ragazze e ammazzà la gente, ma che ce stanno a fà in Italia?”. A quel punto non riesco a trattenermi e le dico: “Beh, una volta c'erano i campi di concentramento, potremmo mandarli lì”. Lei, evidentemente molto intelligente, si compiace del mio sostegno morale e aggiunge: “Ehhh.... è lì che dovrebbero annà, io ce li manderei tutti”. Allora insisto: “E poi potremmo anche bruciarli, che dice? Come faceva Hitler”. La signora a quel punto si rende conto che forse bruciare gli zingari è un po' eccessivo e inizia a sospettare che in realtà non stia appoggiando seriamente le sue idee. Mi guarda innervosita senza dire niente, ma facendosi leggere eloquentemente in volto quello che deve aver pensato. “Ecco il solito comunista del cazzo che difende a tutti i costi i criminali. Dovrebbe fà la fine loro”. La conversazione sembra finita lì ma invece le mie ultime parole vengono riprese da un altro signore seduto più accanto, che se ne esce così: “Ehhh... ce vorrebbe proprio n'altro Hitler pe' questi qui”. Mi si gela il sangue, alzo gli occhi e mi giro verso sinistra per guardare chi è questo fenomeno che ha nostalgia di Hitler e...osservandolo bene, mi rendo conto che ha chiari problemi di deambulazione, dato che si aiuta con un bastone per camminare, ed ha anche evidenti problemi di vista in un occhio. Conto fino a dieci, perchè ho una voglia irresistibile di dirgli che se ci fosse un nuovo Hitler il primo a finire nelle camere a gas, prima ancora degli ebrei che venivano fatti lavorare finché non diventavano inabili, sarebbe stato proprio lui, perché per Hitler gli storpi e i non vedenti erano esseri inutili, da eliminare all'istante dalla società”. Riesco a controllarmi e a dire semplicemente e con molta banalità: “Quanto è brutta l'ignoranza”. Mi rimetto a correggere i miei compiti, anche se non riesco a concentrarmi molto dopo quello che ho sentito. Mi assale subito un dubbio: ma se avessi avuto un parente morto in un campo di sterminio, che cosa avrei potuto fare a quel signore che invoca un altro Hitler? Decido che è meglio non pensarci e concentrami sui compiti di grammatica. L'occhio va subito su un condizionale scambiato per un passato remoto. Provo a consolarmi pensando che tutto sommato non riconoscere un condizionale non sarà mai così abominevole come non sapere che cosa ha fatto Adolf Hitler all'umanità.
giovedì 18 dicembre 2008
La Riforma della Giustizia
Valerio Pagnotta ci parla di Giustizia. Il caso dello "scontro delle procure" ha dato il via ha molte polemiche su un argomento sempre molto dibattuto
La lite tra le procure di Catanzaro e Salerno ha acceso un dibattito politico ampio tale che Berlusconi ha affermato che per riformare la Giustizia è necessario modificare la Costituzione, anche con la sola maggioranza. A prescindere dalla valutazione politica, la più negativa possibile, ciò che si vorrebbe modificare nella Carta Costituzionale sono gli articoli(i diretti interessati) che vanno dal 108 al 112, relativi al ruolo del Pm, la disciplina dell'ordinamento giudiziario attuata dalla legge ordinaria, al principio del giusto processo(art 111)...ebbene, a mio giudizio non è tanto una questione di forma assoluta, cioè il problema che si pone sulla Giustizia italiana non può essere ricondotto necessarimente a una riforma della Costituzione, bensì a un altro problema di natura sostanziale che può aver causato indirettamente le controversie tra procure, ossia: lentezza dei processi, mancanza di personale dipendente nei tribunali e nelle cancellerie, carceri insufficienti per i detenuti, nonchè il sussegurirsi di rivalità tra fazioni nel Csm, che fanno riferimento ai Partiti politici, violando moralmente il principio di indipendenza previsto dall'art. 104 Cost.
Quindi il problema non riguarda solo gli articoli della Costituzione, ma anche, secondo molti, una burocrazia processule determinata dai relativi Codici, che andrebbero riformati.
Allora, se si vuole riformare la Costituzione, e lo si dice da 10 anni, e nel dettaglio la parte relativa agli organi di giurisdizione, andrebbero riviste le parti relative ai gradi di giudizio, ma soprattutto, tema molto discusso dalla dottrina, l'obbligatorietà dell'azione penale, essendo che c'è chi propende per un sistema penale come quello americano, rivendicando il principio di certezza della pena, che in molti in Italia non viene applicato.
Una questione ben diversa è riformare la Costituzione, per quanto riguarda la strutturazione degli organi dello Stato, il federalismo fiscale desiderato dalla Lega con in aggiunta la riforma degli articoli sopra citati. Ma già all'esame della Commissione Affari Costituzionali rimane dalla scorsa legislatura quella "Bozza Violante", che viene rivalutata dall'attuale maggioranza come base di partenza. Aspettiamo di vedere i risvolti.
domenica 30 novembre 2008
Il pentapartito, il benessere e il progresso

Oggi scrive sul blog Marco Galice. la sua è un'accurata e personale analisi storica su alcuni aspetti del nostro paese
Il Presidente Berlusconi, si sa, è persona di travolgente e irrefrenabile ironia. E così qualche giorno fa, dal palco di un comizio elettorale in Abruzzo, ha voluto far sfoggio nuovamente della sua proverbiale capacità comica: “Nel 1994 la magistratura iniziò un'azione rivolta verso i cinque partiti democratici che, pur con molti errori, erano riusciti a garantire per 50 anni benessere e progresso".
Una battuta di quelle che fanno davvero sbellicare dalla risate, forse più del cucù alla Merkel. Ma su cui, casomai avesse invece pronunciato queste parole seriamente, vale la pena spendere qualche riflessione.
La prima riguarda l’errore e la confusione storica madornale di Berlusconi quando riconduce il benessere e il progresso garantiti all’Italia per 50 anni ai “cinque partiti democratici”, meglio noti come “pentapartito”, anziché, come invece è accaduto, al sistema istituzionale italiano fondato sulla Repubblica e la Democrazia. Sono queste infatti che hanno garantito benessere e progresso e non il contrario. Perché proprio da un sistema politico che ha visto chiaramente protagonisti, responsabili o comunque conniventi molti uomini di quei “cinque partiti democratici” si sono generati tanti di quei mali hanno messo fortemente in discussione questo “benessere” e questo “progresso”.
Non è un’eresia, infatti, ipotizzare ad esempio che le tante stragi di Stato (Italicus, piazza Fontana, piazza della Loggia, stazione di Bologna ecc) siano state successivamente coperte o insabbiate da uomini molto vicini se non organici ai “cinque partiti democratici”, così come non è un’eresia ipotizzare che dietro all’organizzazione clandestina Gladio, voluta per contrastare l’espansione anche democratica del comunismo in Italia, si celassero sempre uomini dei “cinque partiti democratici”. E’ invece un fatto accertato che alla loggia massonica P2, che teorizzava una evidente sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale, hanno aderito fior di politici dei “cinque partiti democratici”, oltre che, ma guarda un po’, lo stesso Silvio Berlusconi.
E’ un fatto accertato che la criminalità organizzata, e in particolare la mafia, ha avuto stretti legami di connivenza con numerosi esponenti dei “cinque partiti democratici”, come dimostrano in particolare le vicende dei vari Salvo Lima e Vito Ciancimino. La magistratura ha anche accertato che lo stesso Giulio Andreotti, pluri-presidente del Consiglio italiano, prima degli anni 80 ha avuto collusioni con la mafia siciliana ma, come noto, l’attuale senatore a vita non è stato condannato poiché il reato è caduto in prescrizione.
E’ un fatto ancora più accertato che, soprattutto negli anni ’80, i “cinque partiti democratici” hanno introdotto in Italia, a tutti i livelli istituzionali, una pratica politica basata sull’illegalità e la corruzione, attraverso l’ormai famigerato uso delle tangenti accertato dalla magistratura, in primis dal Pool di Mani pulite, attraverso sentenze ormai definitive. E’ un fatto ormai accertato che proprio questa corruzione e un sistema politico incontrollato hanno generato negli anni ’80 quel pauroso deficit dello Stato che ancora oggi ci portiamo dietro e che ha avuto per responsabili principali Governi e Ministri dei “cinque partiti democratici” a cui aderivano, direttamente o indirettamente, la stragrande maggioranza degli attuali deputati e dirigenti di Forza Italia e una consistente parte di quelli di Alleanza nazionale. Lo stesso Berlusconi, forse per pudore, difficilmente per riservatezza, non ha mai voluto dichiarare per quali partiti abbia votato fino a prima della sua discesa in politica nel 1994; è arduo pensare tuttavia che abbia votato per il Partito comunista. Le leggi del Governo Craxi a favore delle sue emittenti televisive sono in ogni caso fatti più che noti.
Tre, a mio avviso, le considerazioni finali. Guai a omologare gli “errori”, come riconosciuto dallo stesso Berlusconi, di vari esponenti dei “cinque partiti democratici” con l’onestà, la passione e l’impegno profusi per il bene del Paese da dirigenti ed attivisti di quegli stessi partiti. Guai a considerare i “cinque partiti democratici” esenti da pesanti responsabilità su tutti quei fatti che hanno messo seriamente in discussione “il benessere e il progresso” dell’Italia. Guai a ritenere che chi ha voluto contrastare quelle storture, quella corruzione, quella degenerazione antitetiche alla Democrazia sorte all’interno di quei “cinque partiti democratici” non abbia reso un servizio al Paese e non abbia contribuito fortemente al suo “benessere” e al suo “progresso”. Perché in caso contrario il parallelo storico con tutte le peggiori forme di dittatura consumatesi nel mondo, in cui la magistratura è stata ritenuta un organo destabilizzante da imbavagliare, sarebbe assolutamente innegabile.
Marco Galice
martedì 11 novembre 2008
Che la disinformazione non vincoli il nostro giudizio!

Oggi scrive sul blog Giuseppe Arlacchi. Nel suo post affronta il problema dei media e del giustizialismo. L'argomento è serio: la mafia nelle istituzioni. Una delle cose più gravi che può capitare in uno stato civile. Ma se il mostro sbattutto in prima pagina fosse innocente? Siamo il paese dei politici corrotti dalla mafia ma non dimentichiamo che siamo anche il paese del caso Tortora
Il caso-Gioia Tauro, di recente accadimento (in breve: sindaco e vice-sindaco arrestati, così come il sindaco di Rosarno, con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa), mette in luce ancora una volta un problema che, senza timore di essere smentito, oserei definire annoso, violento e razzista: la disinformazione (avete letto bene: DIS-informazione) giornalistica, mezzo micidiale atto a gettare fango sulle persone "colpite" dal "provvedimento" del giornalista (o giornalaio?) di turno. Vivere in una società "mediatica" come quella attuale determina infatti due fattori di rischio per la "verità": il potere di formare l'opinione pubblica viene conferito ai mass media; di conseguenza, tutto ciò che i mezzi di informazione non riportano ufficialmente non esiste.
Quante volte, leggendo o ascoltando alla radio una notizia che ci informa di collaborazioni più o meno strette tra politica e "mafie", abbiamo esclamato: "Che schifo!". Quante volte, di fronte a qualche arresto eccellente, si è detto: "Siamo nelle mani di gente disonesta". Espressioni sacrosante, provenienti dall'intimo più profondo, che chiunque, credo, abbia fatto più di una volta in vita sua.
Beh..col post odierno invito tutti quanti voi a prender "con le molle" quanto giornali, TV e radio sparano il più delle volte senza fondamento, nè senso di responsabilità. Nel caso in questione i tre capisaldi sui quali secondo la stampa (non è lecito sapere se anche secondo la procura, o meglio qualcosa si sa ma non in via ufficiale) si sarebbe basato l'arresto, non esistono o non esistono secondo quanto riportato. Dire a cuor leggero, facendo pure e semplici speculazioni e ricostruzione dei fatti "sui generis", che il sindaco di Gioia Tauro "fosse disponibile ad uniformare le scelte dell'ente Comune agli interessi della cosca Pxxxxxxli" fino a "far modificare il progetto dello svincolo dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria" è quanto di più grave ed infangante possa essere scritto verso una persona all'unanimità riconosciuta come onesta, responsabile e disponibile. La verità è un'altra ed è storicamente provata. Ma questo, chi legge i giornali o guarda il tg, non lo sa. Dire che l'avvocato Pxxxxxxli "lavorasse" per i due Comuni è, poi, quanto di meno reale si potesse scrivere: un conto è chiedere di poterlo fare (dopo aver ottenuto la relativa autorizzazione nientedimeno che dal Tribunale stesso!) altra cosa è collaborare attivamente, cosa che non è MAI accaduta ma che, ahimè, è così descritta da fiumi di inchiostro sporco. Dire che il Sindaco ha firmato l'atto col quale autorizzava questa "presunta collaborazione", poi, raggiunge l'apice della disinformazione: all'epoca del fatto l'Autorità in questione versava in gravissime condizioni di salute in un noto ospedale romano. Ma questo nessuno lo scrive, nessuno lo dice per radio o TV, e di conseguenza nessuno lo sa.
Il problema della disinformazione, ovviamente, coinvolge i più disparati settori della vita sociale (la politica in primis, e negli ultimi giorni ne abbiamo avuto una dimostrazione) e le tecniche di disinformazione sono molteplici e tutte pericolose: l'inserimento della notizia in un certo contesto piuttosto che in un altro, il titolo, addirittura il materiale fotografico ma sopratutto la decontestualizzazione storica, che nel caso di cui ho parlato è stata imbarazzante.
Con questo post non voglio certo screditare il lavoro di tanti giornalisti che quotidianamente raccolgono informazioni tentando di riprodurle nella maniera più coerente alla realtà. Chiudo, piuttosto, lanciando un appello al giornalista disonesto e al popolo lettore: a lei, giornalista, chiedo che non sia l'ideologia, la simpatia o l'antipatia, a guidarla nel suo lavoro di ricerca e informazione; e invito Lei, popolo, a non cadere con facilità nella trappola diabolica del giudizio disonorante ed irrispettoso.
